La missione di accogliere gli immigrati venezuelani a Roraima




POR JAIME PATIAS

DE RORAIMA

 

Di fronte alla drammatica situazione vissuta dal popolo venezuelano e in risposta alla situazione di migliaia di persone che sono costrette a lasciare il paese per cercare migliori condizioni di vita, i Missionari della Consolata hanno creato una Equipe Itinerante composta da tre missionari con la finalità di accompagnare e sostenere i migranti venezuelani arrivati a Boa Vista e Pacaraima, nel Stato di Roraima, nord del Brasile.

 

Superati gli ostacoli della burocrazia, i padri Innocent Bakwangama Mbisamulo (Regione Venezuela), Sérgio Almeida Gonçalves (Regione Brasile) e Héctor Sánchez Orlando Segura (Regione Colombia) sono arrivati a Boa Vista e il 15 di aprile, hanno cominciato a inserirsi nel servizio di accoglienza dei migranti fatto in rete da più di 40 organizzazioni ecclesiali e della società civile.


 

"Il numero di immigrati venezuelani nell'area di Boa Vista supera le 50 mila persone. E il flusso delle persone non diminuisce. Ogni giorno da 800 a 1000 venezuelani passano la frontiera. Le necessità sono varie e numerose, il servizio di accoglienza cerca di affrontarle, ma le risorse economiche sono scarse”, dice il P. Sérgio Almeida, IMC, membro dell’Equipe Itinerante. Si tratta soprattutto di cure mediche, di cibo, di qualche lavoro occasionale e della abitazione. “I centri di accoglienza governativi cercano di risolvere solo un bisogno fondamentale che è il cibo e offrono un posto dove dormire. Si sta cercando di aiutare coloro che richiedono i biglietti per andare in un altro paese di lingua spagnola. Con le altre associazioni impegnate nel servizio di accoglienza organizziamo momenti di riflessione e di formazione, in particolare con gli indigeni Warao. Celebriamo la Messa in spagnolo in modo che gli migranti possano nutrire la loro fede e mantenere viva la speranza. Siamo molto provati da questa situazione che è davvero una sfida ", confida il missionario.

 

Il Consigliere Generale per il Continente America, P. Jaime C. Patias, IMC, spiega che “non possiamo permetterci di iniziare una attività totalmente nostra, invece dobbiamo unire le forze con coloro che già lavorano in questa importante missione. L'ispirazione viene dal Vangelo stesso e dal carisma della Congregazione. Gesù disse: ‘Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato ...’ (Matteo 25). Noi siamo discepoli di Gesù e in forza del nostro carisma, siamo chiamati a manifestare la consolazione di Dio per coloro che soffrono, a camminare con chi emigra, ad essere solidali con le persone che hanno bisogno di ricostruire la propria vita come è il caso dei migranti venezuelani”.

 

La lotta per la sopravvivenza

 


I venezuelani emigrano per cercare cibo e mezzi di sostentamento per le loro famiglie che sono rimaste a casa. Nel Paese si vive al limite della sopravvivenza. Con lo stipendio di un mese puoi solo comperare un kilo di pezzi di pollo o mezzo cartone di uova ... Latte e pane sono razionati e circa il 90% dei medicinali non si trovano nelle farmacie.

 

A Boa Vista e a Pacaraima, città al confine con Venezuela, ci sono nove centri di accoglienza pubblici. La Task Force di Intervento Umanitario ne sta costruendo altri quattro.

 

L'Esercito brasiliano garantisce la sicurezza e controlla il movimento delle persone. Inizialmente i migranti venezuelani si erano accampati nelle piazze, ma dopo il Comune di Boa Vista ha rimosso questi rifugi temporanei e ha delimitato le aree lasciate vuote dai migranti con dei muri fatti di pannelli.

 

Uno dei centri di accoglienza ospita gli indigeni dei popoli Warao e E'ñep del Venezuela. Più di 700 indigeni sono ospitati in un Palazzetto dello Sport, molti dei quali provenienti dalle comunità di Tucupita nel Delta Amacuro in Venezuela, dove i missionari della Consolata lavorano. A Pacaraima il numero degli indigeni è grande. Per questo l’ Equipe Itinerante cerca di prestare una particolare attenzione a questo gruppo.



 

Delle migliaia di migranti, solo una piccola parte vive nei centri di accoglienza ufficiali, circa quattro mila. La maggior parte sono in case affittate e piccoli locali oppure si spostano per le vie delle città. Un buon numero ha intenzione di lasciare Pacaraima e Boa Vista per raggiungere Manaus o Belém. Da dove proseguire per altre destinazioni in Brasile e anche in Argentina. In Colombia ci sono più di 600.000 venezuelani.

 

La militarizzazione del servizio

Il governo brasiliano ha destinato 190 milioni di real (moneta del Brasile) al Ministero della Difesa per la costruzione delle strutture di accoglienza dei migranti venezuelani. Ma il 18 maggio scorso, il Consiglio Nazionale per i Diritti Umani (CNDH) ha pubblicato un rapporto nel quale critica la "concentrazione della risposta del governo nelle mani del Ministero della Difesa”. Lo stesso Consiglio denuncia le innumerevoli violazioni dei diritti umani e definisce questa politica come “militarizzazione della risposta umanitaria”.

L'ispezione del CNDH è avvenuta nello scorso mese di gennaio a Roraima, nelle città di Pará e Amazonas. Il rapporto ha richiamato l'attenzione sulla situazione delle popolazioni indigene che, secondo le convenzioni internazionali, dovrebbero ricevere un'attenzione particolare. Il CNDH suggerisce alla Presidenza della Repubblica di “ri-valutare la sua decisione di militarizzare la risposta umanitaria di accoglienza dei venezuelani” e inoltre richiede di “monitorare le attuali funzioni dell'Esercito all'interno dei centri e di affidarne la gestione, il più presto possibile, ai servizi sociali pubblici”.

 

Secondo la legge sulle migrazioni, che nel 2017 ha sostituito lo Statuto degli Stranieri, è un'autorità civile che deve gestire la accoglienza dei migranti, attraverso dell’azioni che coinvolgano anche i ministeri di Giustizia, Salute e Educazione. Per ora, tutto purtroppo si concentra nel Ministero della Difesa.

 

Il CNDH richiede inoltre che il Ministero della Difesa fornisca rapporti dettagliati sull'utilizzo delle risorse destinate alla politica di accoglienza.

 

La rielezione di Maduro

Dopo la contestata rielezione del presidente Nicolas Maduro che resterà in carica fino al 2025, elezioni non riconosciute dall'opposizione e da diversi paesi, il Venezuela si trova di fronte alla minaccia di nuove sanzioni internazionali che aggraveranno la precaria situazione sociale ed economica. Di conseguenza la situazione di emergenza causata dai migranti tenderà a peggiorare.

 

Maduro è stato rieletto il 20 maggio, un’elezione che ha registrato un record di astensione pari al 52%, dopo il boicottaggio richiesto dall’opposizione la “Mesa da Unidade Democrática” (MUD), che ha considerato le elezioni “una farsa” per perpetuare l'eredità di Hugo Chavez al potere. Gli Stati Uniti, il Canada, l'Unione Europea e diversi paesi dell'America Latina sostennero il MUD, anticipando che non avrebbero riconosciuto i risultati. Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Santa Lucia hanno riaffermato questa posizione dopo le elezioni.

 

Intervista

 

Jaime Patias (Consigliere Generale per l’America) e P. Sérgio Almeida, membro dell’Equipe Itinerante, parlano sulla situazione dei rifugiati e sul lavoro dell’Equipe a SCALAacast (Missionarie Scalabriniane). In portoghese.






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